Sono un grumo di sogni.. (Ungaretti)

Nelle mie poesie il tema dominante è l’amore inteso come sentimento verso tutto ciò che vive.
E’ presente, nelle mie prime produzioni poetiche, l’amore giovanile, pieno di speranze ed illusioni, ed in quelle più recenti l’amore più maturo, verso la compagna della vita, i genitori, i figli, il nipotino, gli amici, gli animali, la propria città, la natura, il mondo. Un altro filo conduttore è il tempo che passa attraverso i momenti del giorno e le stagioni della vita.
Si coglie, in alcune delle mie ultime liriche, dei segni di tristezza perché pur sempre, questo condimento dell’anima, fa parte della vita di ciascuno di noi. Ma emergono anche momenti di riflessione sulla fede, sul mistero della vita e sull’amore come sentimento che resiste comunque alle insidie del tempo. Il mio messaggio di fondo, di fatto, vuole essere questo: “finché esiste l’amore niente è perduto”.
Ma “che cos’è la poesia?” “perché si scrive?” “quale è la situazione della poesia moderna in conseguenza dello sviluppo della tecnologia e dei linguaggi?”.
Questi temi li ho inseriti nella prefazione di un’antologia di poesie e mi piace riportarli in questo mio sito. Sono frutto di considerazioni svolte con una mia amica poetessa perché queste domande, assieme, ce le siamo poste tentando di dare delle risposte condivise.
Che cos’è la poesia?” La risposta a questa domanda sembra scontata. Eppure se fosse rivolta ad un vasto numero di persone, la maggioranza di queste si troverebbe in difficoltà a fornire una risposta esauriente. Sembra, infatti, che possano essere scambiati per poesia semplici pensieri imperniati su differenti tematiche e scritti correttamente con parole poste in una sequenza tale da produrre un certo ritmo.
Al contrario, l’evento poetico è qualcosa di molto raro, misterioso, un dono del trascendente. Il poeta lo riceve e attraverso la scrittura lo trasmette al mondo. La poesia è il frutto dell’incontro del poeta con gli dei (con il proprio sé spirituale), raggiunto, come rivela Martin Heidegger, dopo avere seguito le tracce da loro lasciate quando sono fuggiti dal mondo. Da allora, l’umanità ha patito quella scissione dal divino che la costringe a vivere sempre più immersa nella materia, lontana dalla verità, con una ferita sempre aperta nell’anima. E’ soltanto quel venire in luce della verità attraverso l’opera d’arte (è sempre Heidegger a dircelo) che può risolvere l’angoscia esistenziale dell’umanità.
Va da sé che la parola poetica non è della stessa sostanza della parola normalmente usata nel quotidiano. La parola poetica è una parola che possiede un’anima, è una parola che ha conservato la capacità di creare. E’ moneta aurea che possiede in sé il valore nominale, mentre la parola usata nel quotidiano è moneta cartacea.
Ma il profondo significato della poesia deve offrirsi con una veste capace di rappresentarlo adeguatamente. La parola poetica è una parola speciale, in grado di stare salda in sé, in costante equilibrio tra significato e significante (“l’attualità del bello” di Hans Georg Gadamer).
Anche il tempo della creazione artistica è un tempo particolare, mai lineare, senza passato e senza futuro. Si tratta di un tempo che, in un attimo non misurabile dagli orologi, comprende presente, passato e futuro in una stabilità dell’essere, sconosciuta alla nostra dimensione di vita.
Dopo aver cercato (pure con l’aiuto di grandi pensatori) di dare una risposta alla domanda “cos’è la poesia?” veniamo al secondo interrogativo “perché si scrive?”.
Oggi, anche in conseguenza della vasta diffusione della scolarità, tante persone si sentono attratte dall’arte della poesia. Posta la domanda “perché si scrive?” le risposte potrebbero essere le più varie. Ma, seppure inconsciamente, tutti scrivono per trovare il fondo di verità insito nelle cose. A questo punto del discorso ci si può riallacciare a “quel venire in luce della verità attraverso l’opera d’arte” di Heidegger ed accettarlo come indiscusso dogma del fare poesia.
Ma se la domanda “perché si scrive?” venisse rivolta ai visitatori di questo sito che amano la poesia o che, come me, si dilettano a scrivere poesie con i più disparati risultati (purtroppo ci sono più produttori che consumatori), sicuramente si otterrebbero varie risposte che, tuttavia, rispecchierebbero le differenti modalità usate per tentare di giungere, più o meno coscientemente, al fondo delle cose, ossia alla verità.
Mi piace pensare che l’indirizzo più scelto possa essere il percorso dell’anima, ossia l’entrare nel ruolo dell’ ”eterno suchende”, come lo definisce Hermann Hesse: quel cercare che è già trovare, perché chi cerca la verità già percorre le vie dello spirito.
In questa breve digressione sulla poesia ci si potrà convincere che, per quanto riguarda i poeti, tanti sono i chiamati ma pochi gli eletti. Sono peraltro sempre encomiabili i tentativi di misurarsi con la poesia, evento eccezionale che affonda le radici nel trascendente.
Per quanto riguarda l’ultimo tema riguardante la situazione della “poesia moderna” osservo anzitutto che parlare d’arte e di poesia moderna significa tentare di rispondere ai diversi interrogativi che ci si pone fatalmente di fronte al fatto che la sperimentazione e la continua ricerca di novità hanno spesso prodotto la distruzione di ogni forma di comunicazione, anche la più elementare, tra artista e pubblico; conseguenza questa dello sviluppo della tecnologia e dei linguaggi che ha dato un duro colpo al fondamento umanistico della nostra cultura. Il poeta cosiddetto “moderno” ha adottato progressivamente i nuovi modelli comunicativi provenienti dalla scienza e dalla tecnica tentando di non soccombere alla loro potenza. In questo modo ha abbandonato la simbolicità e la misticità espressiva per diventare, anch’egli, “sperimentale”.
Si può pensare che il globalismo tecnologico della comunicazione abbia aspirato od aspiri a sostituirsi all’universalità dell’opera d’arte non tenendo conto che questa significa continuità, nel tempo, dei suoi valori e delle sue possibilità interpretative.
C’è da osservare, peraltro, che se la globalizzazione non è stata, da un lato, in grado di elaborare opere che possano durare nel tempo, ha sviluppato, dall’altro, una comunicazione ordinaria in grado di estendersi senza qualità ma in modo pervasivo mettendo in crisi le varie forme in cui, per tradizione, è stata testimoniata la cultura umanistica. Così l’arte del nostro secolo è diventata frequentemente incomprensibile: ci si trova talvolta di fronte a poesie senza capo né coda, a ferri e pezzi di legno esposti nelle gallerie d’arte, a rumori di strada spacciati per musica.
Tutto questo viene presentato come arte. Ma se tutto è arte niente è arte.

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